Storia dell'Arrampicata Sportiva

Le origini

Contrariamente a quello che si crede l’Arrampicata Sportiva è un prodotto made in Italy.

L'arrampicata sportiva è nata in Italia, a Torino, nel 1985, promossa da storici dell'alpinismo, alpinisti accademici, e professionisti, giovani arrampicatori attenti all'evoluzione degli sport della montagna.

A Bardonecchia, in Piemonte, nello stesso anno si svolse la prima gara internazionale sulle rocce naturali della Valle Stretta: la competizione denominata "Sportroccia '85", passata ormai alla storia di questo sport, riscosse un enorme successo.

Autori della vincente intuizione di Bardonecchia furono l’architetto Andrea Mellano e il giornalista Emanuele Cassarà.

Il primo, sulla scia del successo iniziale, nel 1987 divenne presidente della nascente Federazione Arrampicata Sportiva Italiana

IL PRESIDENTE fondatore:

Andrea Mellano, nato ad Asti, il 30/11/1934, architetto, giornalista pubblicista, accademico del CAI.

Nel 1985, con il giornalista storico dell'alpinismo Emanuele Cassarà e gli alpinisti Marco Bernardi e Alberto Risso, organizza la manifestazione "Sportroccia '85" introducendo nel mondo dello sport internazionale le gare d'arrampicata.

Nel 1987 con Marco Bernardi, Paolo Merli e Marco Mola, fonda la F.A.S.I., riconosciuta nel 1990 dal CONI come Disciplina Associata.

Il 5 luglio 1985 i più abili scalatori si diedero appuntamento in Valle Stretta, a Bardonecchia, per dirimere definitivamente la questione: chi fosse il più forte in parete, in un confronto che annullasse il rischio per esaltare la difficoltà.

L’anno successivo ad Arco prendeva vita la manifestazione che in breve sarebbe diventata cult, il RockMaster.

Le gare furono trasmesse in 7 paesi e furono seguite dal vivo da 10.000 persone.

Non male per uno sport che non aveva ancora compiuto un anno di vita!

Contemporaneamente in Francia, a Vaulx‐en‐Velin, un sobborgo di Lione, si teneva la prima gara indoor, gettando così le basi per un rapido sviluppo anche lontano dalle montagne.

Al momento della sua formazione la Federazione poteva contare poche centinaia d’iscritti, ma un padre nobile: Riccardo Cassin, tessera n. 1.


L’Arrampicata ci ha messo poco tempo ad imporsi come moda e come stile di vita; uno stile mutuato dall’alpinismo e declinato in ambito (e con gusto) prettamente sportivo.

Le arrampicate, che si svolgono sempre in assoluta sicurezza, hanno come scopo quello di arrivare più in alto su itinerari sempre più difficili, perché la base di questa disciplina è il confronto, diretto, appassionato, fino all’ultima presa, con se stessi e con gli altri.

Nel 2007, dopo 22 anni dalla prima gara di Bardonecchia, nasce la Federazione Internazionale (IFSC), anche in questo caso sotto l’egida italiana, infatti a presiedere l’istituzione che al momento della sua comparsa raccoglieva circa 50 membri, viene chiamato il piemontese Marco Scolaris.

Lo stesso anno l’IFSC è riconosciuta in via provvisoria dal CIO.

A Vancouver, in occasione delle Olimpiadi invernali, c’è stato il riconoscimento definitivo che ha aperto le porte all'inserimento di questa disciplina nella short list degli sport in predicato di entrare nel programma olimpico delle Olimpiadi 2020 alle quali parteciperà nel 2021 come sport dimostrativo presentando la “Combinata Olimpica”: una selezione dei migliori atleti del mondo in grado di ottimizzare le tre specialità.

La decisione al riguardo sarà presa soltanto nel 2013.

Attualmente fanno parte dell’IFSC 74 federazioni nazionali, in rappresentanza dei 5 continenti.

Nei primi mesi del 2011 la Federazione ha ottenuto il riconoscimento da parte del CIP di Disciplina sportiva paralimpica.

Da diversi anni, in base ad un protocollo d’intesa CONI e Ministero della pubblica Istruzione, l’arrampicata è entrata a far parte del programma di “alfabetizzazione motoria“ delle scuole primarie.

Si riconosce in questo modo il valore educativo di quello che è sempre stato il primo gioco per ogni bambino: arrampicare.

L’arrampicata è in crescita, nel mondo ed in Italia.

L'arrampicata sportiva si annovera tra gli sport più completi e severi perché richiede una rigorosa preparazione tecnica e psicofisica.

Il confronto aperto e leale tra gli atleti ha una carica agonistica coinvolgente altamente spettacolare.

Nata sulle rocce naturali, questa moderna disciplina si è diffusa e sviluppata, soprattutto a livello agonistico e didattico, sui "muri" artificiali allestiti in modo stabile o temporaneo nelle palestre ginniche, nei palazzetti dello sport e nelle scuole divenendo così una tipica attività sportiva urbana non più vincolata all'ambiente naturale in cui è nata.

In quasi tutti i paesi d'Europa, negli Stati Uniti e in Canada, in Sudamerica, in Asia (soprattutto in Cina, Giappone, Corea, Malesia, Indonesia, Iran) sorgono nei centri urbani numerosi impianti per l'arrampicata sportiva.

Anche in Italia, proposti dalle ditte specializzate, si stanno diffondendo le pareti artificiali che per la loro versatilità dimensionale possono essere installate in ogni spazio interno o esterno.

L'arrampicata sportiva nasce come nuova espressione culturale e tecnica dall'evoluzione dell'alpinismo e precisamente dalle scalate su terreno roccioso e verticale.

A differenza, tuttavia, dalle motivazioni dell'alpinismo, dove alla componente dello sport si aggiunge quella esistenziale, avventurosa, di ricerca e di conquista, l'arrampicata sportiva fonda i propri presupposti sulla assoluta sicurezza delle condizioni in cui si esercita: rocce di bassa quota e senza incognite ambientali; oppure strutture verticali e strapiombanti in palestre coperte e, soprattutto, con rigorosi punti fissi e ravvicinati di ancoraggio per le corde sempre controllate da un assistente dal basso, oppure, nel caso del bouldering, protette da appositi materassi per le cadute. 

La pratica dell'arrampicata sportiva permette la riscoperta del corpo, da parte di atleti o semplici amatori, e giustamente è stata definita atletica verticale.

Essa esalta infatti le risorse di ogni più riposto muscolo del corpo: tronco, spalle, bacino, membra superiori e inferiori, piedi e mani compresi.

Essa stimola inoltre le capacità psichiche, intellettive e di fantasia nell'azione di progressione sulla parete, alla ricerca funzionale di appigli per le mani e appoggi per i piedi e con l'ultima specialità entrata, la speed, ci completano la sfera di abilità e le caratteristiche di completezza che questo sport richiede.

 

Cos'è l'Arrampicata Sportiva

Viene definita Arrampicata Sportiva la disciplina sportiva individuale che consiste nell'arrampicata naturale (cioè senza l'ausilio di mezzi artificiali utilizzati per la progressione) a scopo principalmente agonistico; amatoriale e di educazione motoria, svolta sia su pareti naturali o artificiali lungo itinerari controllati dalla base, sia su blocchi opportunamente attrezzati.


La protezione con la corda e rinvii in parete (falesia o artificiale) è obbligatoria e deve rispondere a regole di assoluta sicurezza per l'incolumità dei praticanti.

Nell’attività sui blocchi, la cui altezza non deve superare quella stabilita dalle norme internazionali, la sicurezza deve essere garantita da materassi para cadute, posti alla base dei singoli tracciati.


I limiti di sviluppo in altezza degli itinerari attrezzati tracciati in parete, sia in gara che in allenamento e per la didattica, sono definiti dalla possibilità di assicurazione dell'atleta, amatore o allievo, da parte di un assistente (compagno o istruttore) che ha il compito di controllarne la progressione rimanendo alla base della parete sia nella arrampicata da primo di cordata (corda dal basso) sia in quella in moulinette (corda dall'alto).

Ai fini didattici e di allenamento, è ammessa l'assicurazione con recupero diretto dall'alto limitatamente al termine del primo tiro di corda come definito al punto seguente.


Lo sviluppo del tiro di corda unico è vincolato alla lunghezza standard delle corde per arrampicata sportiva esistenti in commercio e omologate; tale lunghezza deve comunque sempre consentire la calata con assicurazione dal basso oppure la calata in doppia per una sola lunghezza.


Ogni itinerario in parete dovrà offrire, nel caso della progressione da primo di cordata, tutti gli ancoraggi di protezione - placchette e catene - in posto, in modo da permettere all'atleta l'aggancio della corda di sicurezza mediante i rinvii.

La distanza tra gli ancoraggi fissati alla parete (sia essa naturale o artificiale) sono definite e deve essere tale da non consentire, nella progressione da primo di cordata, cadute libere di lunghezza maggiore di quelle previste per l'omologazione dei percorsi di gara.


Ai fini delle prestazioni sportive e della attività amatoriale e didattica, le condizioni relative all'ambiente e alla quota devono essere ininfluenti.
L'attrezzatura degli itinerari tracciati sulle pareti per l'arrampicata sportiva deve avvenire prevalentemente dall'alto, ove questo non fosse possibile è ammessa l'attrezzatura dal basso secondo i criteri di sicurezza dell'arrampicata sportiva.


Tutte le altre forme di arrampicata oltre il primo tiro di corda, comunque definite e praticate, anche se svolte su itinerari attrezzati con i criteri dell'arrampicata sportiva (cioè preventivamente protetti), non rientrano nelle finalità e nelle competenze della F.A.S.I. ed altrettanto ne' sono esclusi quegli itinerari, anche monotiri attrezzati che richiedono un approccio ed una esperienza tecnico-alpinistica.

 

La finalità della F.A.S.I.

La Federazione Arrampicata Sportiva Italiana è un'associazione apolitica e aconfessionale, che in Italia coordina e organizza l’attività didattica, agonistica ed amatoriale dell’Arrampicata Sportiva praticata sulla roccia e su apposite strutture nelle diverse discipline della Difficoltà, Bouldering e Velocità ed è costituita dalle Società o Associazioni che nell’ambito delle regole del dilettantismo e senza fini di lucro, ne propagano l’idea e ne realizzano gli scopi.

Le categorie

L'attività sportiva è suddivisa nelle seguenti categorie:

Preagonistica

Under 8 promozionale

Agonistica

Under 10, Under 12, Under 14, Under 16, Under 18, Under 20, Senior, Para e Special Climb.

Le prime gare:

Come si diceva, Sportroccia è stata la prima competizione internazionale di arrampicata sportiva e si è tenuta per quattro edizioni a Bardonecchia e Arco.

La prima edizione di Sportroccia è stata organizzata nel 1985 per iniziativa di Andrea Mellano, forte alpinista degli anni sessanta e membro del Club Alpino Accademico Italiano, e del giornalista e scrittore Emanuele Cassarà.

La giuria era composta da Riccardo Cassin, Oscar Soravito, Maurizio Zanolla e Heinz Mariacher.

La gara si disputava sulla Parete dei Militi in Valle Stretta vicino a Bardonecchia.

Il fatto che le gare si svolgessero sulla roccia e non su pareti artificiali (non ancora esistenti) poneva gli organizzatori di fronte a diverse problematiche:

  • sulla roccia venivano incollate delle bande colorate per delimitare le vie di gara e quindi gli appigli validi;

  • le vie non partivano sempre dal terreno ma anche da terrazzini sopraelevati raggiungibili con scale, per sfruttare una zona di roccia più adatta;

  • per rinnovare le vie tra una edizione e l'altra si ricorreva a scalpello e cemento.

Proprio per via di questi problemi le gare di arrampicata si spostarono progressivamente su pareti artificiali.

Nel 1986 l'evento venne diviso in due tappe: la prima ad Arco sulla parete del Colodri, la seconda a Bardonecchia.

Nel 1987 non è disputato Sportroccia. Ad Arco si è svolto invece per la prima volta il Rock Master, ancora su roccia e solo dall'anno successivo su parete artificiale.

Nel 1989 la competizione diviene una tappa della neo-nata Coppa del mondo di arrampicata 1989.

Nel 1985 e 1986 Sportroccia viene anche utilizzato per proclamare il Campione italiano, conferendo il titolo agli atleti italiani meglio piazzati.

Nel 2005 in occasione dei vent'anni dal primo Sportroccia si è svolto a Bardonecchia una convegno chiamato "1985-2005 Sportroccia vent'anni dopo Il futuro dell'arrampicata sportiva"

 

I vincitori delle edizioni:

Sportroccia 85 : la competizione si è svolta dal 5 al 7 luglio.

Migliori italiani in campo maschile: Roberto Bassi (7o), Andrea Gallo (8o).

Classifica Uomini : 1° Stefan Glowacz (Germ); 2° Jacky Godoffe (Fra); 3° Thierry Renault (Fra)

Classifica Donne: 1a Catherine Destivelle (Fra); 2a Luisa Iovane (Ita); 3a Martine Rolland (Fra)

 

Sportroccia 86: La competizione si è svolta dall'11 al 13 luglio.

La finale venne salita solo da Patrick Edlinger e si chiamava Caduta degli dei, 7c+.

Migliori italiani: Roberto Bassi (10o) tra gli uomini e Rosanna Manfrini tra le donne.

Classifica Uomini : 1° Patrick Edlinger (Fra); 2° Ben Moon (Eng); 3° Jacky Godoffe (Fra)

Classifica Donne: 1a Catherine Destivelle (Fra); 2a Lynn Hill (Usa); 3a Isabelle Patissier (Fra)

 

Sportroccia 88: La competizione si è svolta dal 15 al 17 luglio.

Nella manifestazione il padovano Leonardo Di Marino conquista il titolo di Campione Italiano

Classifica Uomini : 1° Didier Raboutou (Fra); 2° Jean-Baptiste Tribout (Fra); 3° Arnould T'Kint (Bel)

Classifica Donne: 1a Catherine Destivelle (Fra); 2a Isabelle Patissier (Fra); 3a Luisa Iovane (Ita)

 

Sportroccia 89 : La competizione si è svolta dal 14 al 16 luglio.

L'edizione 1989 di Sportroccia rappresenta anche la terza tappa della prima edizione della Coppa del mondo di arrampicata.

Migliore italiano in campo maschile: Nicola Sartori (4o).

Classifica Uomini : 1° Simon Nadin (Usa); 2° Jerry Moffatt (Usa); 3° Didier Raboutou (Fra)

Classifica Donne: 1a Nanette Raybaud (Fra); 2a Corinne Labrune (Fra); 3a Luisa Iovane (Ita)



Fonti: Wikipedia; sito e documenti FASI.





UN PO' DI STORIA

Nel 1996, insieme, Filippo Sala, Lolo Tiozzo, Manuel e Mikis Lugli, fondo l'associazione Sportiva Dilettantistica "EQUILIBRIUM", immediatamente affiliata  F.A.S.I. F.I.S.O. e U.I.S.P.,

Equilibrium fu iscritta nell'elenco delle Associazioni no profit, del CONI, della Provincia e del Comune di Modena; alla consulta delle politiche giovanili e dello sport, con le quali ha collaborato per perseguire i propri obbiettivi. 

Negli anni, Equilibrium si è proposta di promuovere l’Arrampicata Sportiva, l'Escursionismo, l'Orienteering e la Mountain Bike in tutte le loro forme e a tutti i livelli su tutto il territorio Nazionale.

Equilibrium però, nella mia persona era già attiva dal 1990 al 1995 con il nome Sporting club, presso la palestra omonima che era in via Rococciolo a Modena. 

Nel 1996 ci trasferiamo per un anno presso la palestra Happy Days di via Lana a Modena.

Dal 1997 presso la Polivalente 87 Gino Pini.

Da agosto 1999 presso la Polivalente "Union 81" in Via Tincani Martelli 140, a Portile di Modena. 

Un po di date:

1993, primo anno di affliazione F.A.S.I.

2001, primo anno di affiliazione U.I.S.P. 

2003, primo anno di affiliazione F.I.S.O. 

Equilibrium é stata centro C.A.S. di Arrampicata Sportiva con 4 stelle, dal 1999 ed ha iniziato l'attività giovanile nel 1996. 

Dal primo anno di attività entra attivamente nelle commissione Giovanile Nazionale F.A.S.I. con l'obbiettivo di divulgare l'Arrampicata Sportiva nei ragazzi e nelle scuole. 

Nel 1997, insieme ad altre tre società in Italia, fonda il primo circuito di gare promozionali per Under 14, il "Trofeo dell'Adriatico". 

La società Equilibrium, da sempre é attenta ed interessata ai risvolti educativi dello sport in ambito giovanile e nel corso degli anni é stata in grado di mettere in campo iniziative di grande innovazione.

Grazie all'organizzazione di corsi di aggiornamenti per insegnanti ISEF, la collaborazione fra le scuole, Equilibrium ha reso possibile l'istallazione di pareti d'arrampicata in diverse palestre scolastiche a Modena, Lanfranco, Ferraris, Mattarella, Tassoni; a Carpi presso Alberto Pio; a Vignola presso l'istituto superiore Paradisi; a Serramazzoni presso il Centro CONI.

Molteplici sono i progetti presentati ed attuati presso Comuni e scuole, per la promozione della formazione giovanile, attraverso anche alla pubblicazione di articoli, la tenuta di conferenze e docenze.

Equilibrium ha organizzato la la prima edizione (2001) dei campionati studenteschi Provinciali , Regionali e Nazionali (nel 2002) di Arrampicata Sportiva. 

Da costole Equilibrium sono nate altre due società sportive che si occupano di arrampicata, Vertigine a Sassuolo e Geko e Rock & Fire a Modena.

2006: LA SPEED ITALIANA (clicca)

“Sbarca” in Italia il 19 febbraio 2006; fu organizzato a Modena, presso la Palestra Equilibrium a Portile, uno stage sull’arrampicata speed tenuto da direttore sportivo della Nazionale Russa, Alexander Piratinsky, in presenza degli allora vicecampione del mondo Sergej Sinicyn e terza in quell’anno, Anna Stenkovaya che dettero dimostrazione della loro abilità nello salire velocemente le pareti verticali dell’Equilibrium di allora. Massimo Bassoli contrappose alla loro performance spettacolare quella dell’atleta di casa Equilibrium, Michel Sirotti allora ventenne che con enorme stupore da parte delle dirigenze Federali presenti, dimostrò di avere le caratteristiche per diventare il primo speedclimber Italiano....e in effetti, Michel negli anni successivi, vestendo la maglia della Nazionale Italiana, sarà il protagonista più rappresentativo della specialità.

In definitiva si può affermare che lo speed climbing Italiano è nato a Modena nel febbraio del 2006.

Negli anni successivi dedicherò molto tempo allo studio della tecnica e del miglioramento delle capacità condizionali relative alla specialità; nel 2012, come tesi di fine corso per allenatori di 3° livello frequentato a Roma, pubblicherò un trattato sulla tecnica speed riferita alla salita dello “speed record wall”, l’itinerario omologato a livello internazionale che fu tracciato appunto nel 2006 per dare la possibilità agli atleti di gareggiare, in tutto il mondo, su di un percorso specifico e di stabilirne il record.

Dal 2010 al 2014, mi ho cercato di dare un sostanziale contributo alla sviluppo della specialità, seguendo per la Federazione la Nazionale Giovanile e Senior, sia negli stage che nel ruolo di team Manager alle competizioni internazionali; organizzando eventi speed di rilievo Nazionale e internazionale e adattando lo speed record wall arricchendolo di prese studiate appositamente, con la collaborazione Alessandro Angelini, per consentire a tutti la salita dell’itinerario omologato, al fine di stimolare le capacità dei giovani arrampicatori a partire dalle categorie under 10.

Nel 2016 e 2017, ho avuto l'onore di impartire le prime tecniche di salita e le metodologie di allenamento alla Nazionale Spagnola senior e giovanile.

In quegli anni hanno assistito ai miei stage la Nazionale Giovanile Francese e Giapponese.

In collaborazione con la delegazione Modenese F.I.S.O., l'associazione ha organizzato la prima edizione dell "Orimodena" nel 2007, gara di orienteering nel centro di Modena nell'ambito dei circuiti di gare centri storici che si è ripetuta nel 2008, 2010 e 2011; e la prima "Oricastelli" nel 2005, ripetuta nel 2006, nel territorio collinare di Castelvetro e Lizzano Rangone. 

Il team gare di arrampicata "Equilibrium" ha partecipato a numerose competizioni Regionali e Nazionali e Internazionali, conquistando numerosi titoli Italiani e internazionali (medagliere).

Nel 2012 ho fondato la Equilibrium servizi SRL che si incarica di finanziare e potenziare le attrezzature sportive in affitto e utilizzo a Equilibrium ASD.

Nel 2016 Equilibrium da evolve in Cooperativa Sportiva Dilettantistica dandosi personalità giuridica per adeguarsi alle esigenze del nostro tempo.

Nell'agosto del 2018 localizzo in Via del Tirassegno 31/e (attuale sede) un capannone con le caratteristiche che servono per migliorare l'offerta dell'attività di Arrampicata e allenamento a Modena. 

Dopo anni passati al di sotto di una tensostruttura in PVC, fredda d'inverno e calda d'estate, con bagni e spogliatoi a 100 mt, si prospetta la tangibile possibilità di fare un gran salto di qualità relativo all'offerta di servizi al passo con le esigenze dei praticanti.

Sono stato per 4 anni Consigliere Nazionale Federale al fianco di Andrea Mellano, fondatore della FASI; Consigliere Regionale e Referente Provinciale; ho fatto parte per tanti anni della commissione Nazionale Giovanile, della commissione Tecnica e Formazione; ho organizzato e tenuto per per più di 10 anni, corsi per istruttore e allenatore; tuttora sono formatore Federale.

Equilibrium, dalla sua affiliazione alla FASI, è stata quasi sempre una delle prime dieci società per numero di soci, molto spesso tra le prime tre.

Con tutto questo lavoro, credo che Modena, possa ritenersi uno dei pilastri più importanti per la Federazione alla quale ha saputo dare un contributo fondamentale per lo sviluppo dello sport.

Massimo Bassoli

Riflessioni: quotidianità, educazione, sport, genitori...

Sappiamo tutti che il cervello dei ragazzi è una spugna che assorbe con facilità e rapidità ogni comportamento in qualsiasi circostanza e i genitori sono il loro principale esempio.

Un genitore che con il proprio figlio che assiste ad un evento sportivo, in diretta o guardando la televisione, anche il quel momento, assume un ruolo importantissimo nella sua educazione.

Un atteggiamento tifoso troppo di parte, per la squadra o per un'atleta; squilibrato nei confronti della realtà, induce il ragazzo a privilegiare la parte “tifata” al di sopra di tutto anche quando sbaglia e considerare la controparte, l'avversario; sempre in modo negativo. 

L'avversario, la squadra avversaria o quella di appartenenza, sono la metafora dei futuri interlocutori nella vita lavorativa e professionale; il datore di lavoro, il cliente, il collega, la società concorrente, saranno le realtà con cui dovrà inevitabilmente confrontarsi per tutta la vita.

Lo sport è scuola di vita anche quando vi si assiste non solo quando lo si pratica.

Rispettare l'avversario non è debolezza, riconoscerne il valore è uno sprone a migliorarsi.

Una sconfitta non è un'insuccesso; l'analisi di ciò che è accaduto produrrà un miglioramento e quindi una vittoria.

Una qualunque performance sportiva vincente, anche se espressa da atleti fisicamente possenti, saranno poca cosa se nel loro cervello non vi fosse la consapevolezza che ogni azione della vita, impone il rispetto di regole e di quell'etica che fin da piccoli, i genitori hanno impartito con il loro esempio, determinando il corretto comportamento in ogni azione.

M.Bassoli

I DIRITTI NEGATI

Gianfranco Zavalloni pedagogista.

Sono questi, a mio parere, bisogni, e necessità di tutti, in particolare dei bambini e delle bambine.

L’attuale organizzazione della società e l’immagine di scuola che si sta delineando in questi anni, stanno seriamente minando questi diritti.

Il mio è un appello finale rivolto a tutti i genitori e agli insegnanti che hanno veramente a cuore questa terra e chi la abita.

Per capire meglio questi diritti, ritengo che sia importante fare memoria, cioè ripensare noi bambini.

E per fare questo è bene porsi alcune domande:

  • Cosa amavamo fare?

  • Dove giocavamo?

  • Con chi ci piaceva stare?

A partire da questi tre interrogativi, ritengo utile analizzare la situazione o meglio il rapporto bimbi, bimbe e ambiente.

 

IL DIRITTO ALL’OZIO,

O MEGLIO ALL’ESPERIENZA NON PROGRAMMATA

Siamo nell’epoca in cui tutto è programmato, curriculato, informatizzato.

I bambini hanno praticamente la settimana programmata e i loro iter scolastici sono praticamente pre-definiti. Non c’è spazio per l’imprevisto, l’auto-organizzazione infantile.

Anche gli spazi gioco sono pre-organizzati.

Non c’è, da parte dei bambini e delle bambine, la possibilità di qualcosa di auto-gestito.

E’ importante, poi, ribadire l’importanza del “camminare insieme” e non tanto della meta.

E’ fondamentale capire che è educazione anche fare strada insieme, attenti a ciò che ci viene incontro, consapevoli che spesso “l’essenziale è invisibile agli occhi”.

IL DIRITTO DI SPORCARSI

Siamo nell’epoca del look, delle cartelle firmate, dei bambini col telefonino, del “non ti sporcare”.

Credo che i bimbi e le bimbe abbiano il sacrosanto diritto di giocare con i materiali naturali quali la sabbia, la terra, l’erba, le foglie, i sassi, i rametti.

Quanta gioia nel pastrocchiare con una pozzanghera o in un cumulo di sabbia.

Però queste, a detta degli esperti, rischiano di essere operazioni poco igieniche, mentre nulla si dice sulla poca igienicità di una moquette, delle paste sintetiche ampiamente reclamizzate con cui giocano e manipolano i bambini e le bambine.

Proviamo ad osservare attentamente bimbi e bimbe in alcuni momenti di pausa dai giochi organizzati oppure quando siamo in un boschetto… e scopriremo con quanto interesse riescono a giocare per ore con poche cose trovate per terra.

IL DIRITTO AGLI ODORI

Oggi rischiamo di mettere tutto sotto vuoto.

Nel percorrere la città è difficile poter distinguere luoghi tipici, percettibili olfattivamente fino a pochi anni fa.

Pensiamo alla bottega del fornaio, all’officina del meccanico delle biciclette, al calzolaio, al falegname, alla farmacia.

Questi luoghi emanavano odori speciali, di cui si impregnavano i muri, le porte, le finestre.

Oggi entrare in una scuola (chi non ricorda l’odore del primo giorno di scuola), in un ospedale, in un supermercato o in una chiesa vuol dire respirare ed annusare lo stesso odore di detergente.

Non ci sono più differenze.

Abbiamo annullato le diversità di naso, o meglio le diversità olfattive.

Eppure chi di noi non ama sentire il profumo di terra dopo un acquazzone e non prova un certo senso di benessere entrando in un bosco ed annusando il tipico odore di humus misto ad erbe selvatiche?

Sono sensazioni che dal naso passano direttamente al cervello e spesso ci fanno fare salti di memoria, tornare alla nostra infanzia. Imparare fin da piccoli il gusto degli odori, percepire i profumi offerti dalla natura, sono esperienze che ci accompagneranno lungo la nostra esistenza.

IL DIRITTO AL DIALOGO

Dobbiamo sempre di più constatare la triste realtà di un sistema di comunicazione e di informazione “unidirezionale”.

L’emittente (TV, giornali… ) trasmette e il ricevente (ascoltatori e telespettatori..) subiscono passivamente. Siamo al monologo.

Un tempo si poteva entrare tranquillamente nelle case e si poteva chiacchierare al caldo del camino o della stufa.

Oggi al centro non c’è più il fuoco, ma la televisione, possibilmente sempre in funzione.

Si mangia, si gioca, si lavora, si accolgono gli amici “a televisione accesa”.

Un calcolo approssimato e per difetto ci dice che se un bambino o una bambina seguono 2 ore di TV al giorno per 360 giorni all’anno abbiamo un totale di 270 ore.

Divise per 24 ci danno 30 giorni, cioè un mese ininterrotto (24 ore al dì) di televisione all’anno… non certo di dialogo.

Con la televisione non si prende certo la parola.

Cosa diversa è il raccontare fiabe, narrare leggende, vicende e storie, fare uno spettacolo di burattini.

In questi casi anche lo spettatore-ascoltatore può prendere la parola, interloquire, dialogare.

IL DIRITTO ALL’USO DELLE MANI

La tendenza del mercato è quella di offrire tutto preconfezionato.

L’industria sforna ogni giorno miliardi di oggetti “usa e getta” che non possono essere riparati.

Nel mondo infantile i giocattoli industriali sono talmente perfetti e finiti che non necessitano dell’apporto del bambino o della bambina.

L’abitudine al video-gioco è spesso incentivata dalla stessa scuola che, nel proporre l’introduzione del computer, ne suggerisce l’ammagliante utilizzo ludico.

E nel contempo mancano le occasioni per sviluppare le abilità manuali ed in particolare la manualità fine. Non è facile trovare bambini e bambine che sappiano piantare chiodi, segare, raspare, scartavetrare, incollare; anche perché è difficile incontrare adulti che vanno in ferramenta a comprare i regali ai propri figli.

Quello dell’uso delle mani è uno dei diritti più disattesi nella nostra società post-industriale.

IL DIRITTO AD UN “BUON INIZIO”

Qui mi riferisco alla problematica dell’inquinamento.

L’acqua non è più pura come cantava San Francesco, l’aria è intrisa di pulviscoli di ogni genere (e da qui l’esplosione delle allergie), la terra è fecondata dalla chimica di sintesi.

Si dice sia il frutto non desiderato dello sviluppo e del progresso.

Eppure in quel “tornare indietro” che abbiamo avuto nel ’73 con la famosa “austerity” abbiamo ritrovato il gusto della città, lo stare insieme in maniera conviviale… ed è questo che spesso i bimbi e le bimbe ci chiedono. Da qui l’importanza dell’attenzione a quello che “fin da piccoli si mangia”, “si beve” e si respira.

IL DIRITTO ALLA STRADA

La strada è per eccellenza il luogo per mettere in contatto.

La strada e la piazza dovrebbero permettere l’incontro.

Oggi le piazze sono sempre più dei parcheggi e le strade sono invivibili per chi non ha un mezzo automobilizzato.

Piazze e strade sono divenute paradossalmente luoghi di allontanamento.

E’ praticamente impossibile vedere bambini giocare in piazza.

Gli anziani sono continuamente in pericolo in questi luoghi.

Dobbiamo ribadire che, come ogni luogo della comunità, la strada e la piazza sono di tutti… così come accade in qualche paesino di montagna o in molte città del Sud del mondo.

 

IL DIRITTO AL SELVAGGIO

Anche nel cosiddetto tempo libero tutto è preorganizzato.

Siamo nell’epoca dei “divertimentifici”. Gli esempi più eclatanti sono Eurodisney, Gardaland, Mirabilandia…parchi gioco programmati nei dettagli e così è nel piccolo, nei parchi pubblici e nel verde delle città, compreso l’arredo urbano.

Certo, nulla da eccepire riguardo l’aspetto estetico, ma… dov’è la possibilità di costruire un luogo di rifugio-gioco, dove sono i canneti e i boschetti in cui nascondersi, dove sono gli alberi su cui arrampicarsi?

Il mondo è fatto di luoghi modificati dall’uomo, ma è importante che questi si compenetrino con luoghi selvaggi, lasciati al naturale.

Anche per l’infanzia.

IL DIRITTO AL SILENZIO

I nostri occhi possono socchiudersi e così riposare, ma l’apparato auricolare è sempre aperto.

Così l’orecchio umano è sottoposto continuamente alle sollecitazioni esterne.

Mi sembra ci sia l’abitudine al rumore, alla situazione rumorosa al punto da temere il silenzio.

Sempre più spesso è facile partecipare a feste di compleanno di bimbi e bimbe accompagnate da musiche assordanti. E così è a scuola.

L’emblema di tutto ciò è dato da coloro che si spostano alle periferie delle città e a piedi o in bicicletta si portano nella natura per una bella passeggiata con le cuffie del registratore portatile ben inserite nelle orecchie. Perdiamo occasioni uniche: il soffio del vento, il canto degli uccelli, il gorgogliare dell’acqua. Il diritto al silenzio, l’educazione all’ascolto silenzioso.

IL DIRITTO ALLE SFUMATURE

La città ci abitua alla luce, anche quando in natura luce non c’è.

Nelle nostre case l’elettricità ha permesso e permette di vivere di notte come se fosse giorno.

E così spesso non si percepisce il passaggio dall’una all’altra situazione.

Quel che più è grave è che pochi riescono a vedere il sorgere del sole ed il suo tramonto.

Non si percepiscono più le sfumature.

Il pericolo che qualcuno paventa è che vedendo solo nero o bianco si rischi l’integralismo. In una società in cui le diversità aumentano anziché diminuire, quest’atteggiamento può essere realmente pericoloso.

SINDROME DELLA “VITTORIA-SCONFITTA”

Spesso i componenti del gruppo tentano di individuare nelle dichiarazioni altrui i contenuti a loro avviso sbagliati.

Tutto lo sforzo è concentrato su ciò che non va nelle dichiarazioni degli altri, quasi che la discussione fosse un incontro da vincere come gladiatori, solo contro tutti.

IL MASSACRO DELLE IDEE

Si cerca continuamente di correggere o demolire le idee altrui che sembrano inutilizzabili, senza domandarsi se contengano qualche spunto positivo.

In ogni comunicazione esiste un lato positivo e uno negativo.

Se l’interesse è teso ad esaltare l’aspetto negativo, difficilmente ciò che si dicono gli altri servirà mai a qualcosa.

Ogni attimo di sport è un granello di amicizia in più”

Carta dei diritti del Ragazzo nello sport

Tutti i ragazzi hanno il diritto di:

  1. Praticare sport.

  2. Divertirsi e giocare.

  3. Vivere in un ambiente salutare.

  4. Essere trattati con dignità.

  5. Essere allenati ed educati da persone competenti.

  6. Ricevere un allenamento adatto alla loro età, ritmo e capacità individuale.

  7. Gareggiare con ragazzi dello stesso livello in idonee competizioni.

  8. Praticare lo sport in condizioni di sicurezza.

  9. Usufruire di un adeguato periodo di riposo.

  10. Avere la possibilità di diventare un campione oppure di non esserlo.